PARROCCHIA "NATIVITA'
DI MARIA"

SANTUARIOdel b. EUGENIO BOSSILKOV Vescovo e Martire Belene

Testimonianza di suor Gabriella

Deposizione al Processo Ordinario di Urbania – Sessione 6 del 19 luglio 1990

Mi chiamo suor Gabriella Bossilkova, al secolo Raffaella, nata a Belene il 25 ottobre 1923 dal fu Atanasio e dalla fu Caterina Biev, religiosa della Congregazione “Pro Oriente”, fondata da suor M. Annunziata. Sono legata con vincolo di sangue al Servo di Dio, come figlia del fratello.

Testifico di aver conosciuto personalmente come mio zio il Servo di Dio e quindi testifico di scienza propria diretta.

Il Servo di Dio è nato il 16 novembre 1900  a Belene ed è stato battezzato. La famiglia (costituita da 5 fratelli) del Servo di Dio era contadina. Ho conosciuto la mamma Beatrice mentre non ho conosciuto il papà Luigi. La mia famiglia viveva insieme a quella del Servo di Dio. Erano tutti di condotta morale e religiosa, praticanti.

So che da giovane è stato mandato in Seminario retto dai PP. Passionisti a Russe, perchè si voleva fare sacerdote. Questo me lo raccontava mio papà.

Dal Seminario fu mandato in Belgio ed Olanda per studi di teologia presso i PP. Passionisti, e quindi a Roma per laurearsi presso l’Istituto Orientale (1927-1931)

Il Servo di Dio è stato arrestato il 16 luglio 1952 a Sofia nella campagna. Il 16 luglio sono venuti 7 poliziotti ove ero anche io con una consorella e dove il Vescovo era venuto per riposare. Vennero alle 5 del mattino. Egli aprì, vennero dentro tutti. Uno è restato con me e con lo zio. La consorella con gli altri fecero una perquisizione cercando dappertutto, perfino dentro il Tabernacolo. Poi dissero al Vescovo di vestirsi e seguire i poliziotti. Il Vescovo disse a me e alla consorella di non temere, perchè andava con gli uomini e non con le bestie.

Questo fino a settembre. Allora fummo convocati e ci dissero che dovevamo portare cibo ai detenuti per tutto il tempo del processo. E questo fu dal lunedì 29 settembre al venerdì 3 ottobre. Abbiamo partecipato a tutte le sedute. Li incolpavano (il Vescovo e 28 sacerdoti) di essere spie del Vaticano, dei Capitalisti.

Il primo giorno del processo, cioè due mesi dopo l’inizio della detenzione, trovammo il Vescovo ed i sacerdoti sfiniti, perchè erano stati sottoposti a lunghissimi interrogatori, a mancanza di cibo, a mancanza di igiene nel carcere e subiti maltrattamenti di ogni genere, comprese le battiture.

Dopo questo giorno è continuato il processo, ci hanno concesso un incontro con i detenuti, per 10 minuti. la prima preoccupazione del Vescovo fu di chiedere che cosa pensava la gente (aveva timore che fossero scandalizzti). Abbiamo detto che la gente pensava che era un processo farsa. Poi ha chiesto che cosa sapevamo noi di padre Fortunato. Noi abbiamo risposto che il giorno dell’Assunta era stato consegnato un biglietto dove era detto che il Padre era morto di morte naturale. Invece il Vescovo ha detto: “E’ stato martirizzato, perchè eravamo vicini di cella e sentivo le grida mentre lo martirizzavano. Poi un gendarme m’invitò a vedere il p. Fortunato, dicendomi: – Anche per te avverrà lo stesso così.- Io ho risposto: – Non vengo, perchè comprendo bene che cosa è avvenuto con Fortunato”. – Poi il Vescovo ci ha domandato di tutti i parenti. Questo il mercoledì.

Il giovedì continuavano gli interrogatori e si chiedeva di firmarli; ma il Vescovo non volle mai sottoscrivere.

La seconda seduta del venerdì dovevano leggere la sentenza del processo alle ore 18.00. Invece hanno atteso sino alle 21.00, perchè aspettavano ordine da Mosca per le condanne. Allora avvenne che furono date 4 condanne a morte, tra cui il Vescovo Bossilkov, mio zio. Sentite le sentenze uscimmo. L’avvocato difensore d’ufficio disse: “Anche se hanno condannato mons. Bossilkov, lunedì 6 ottobre andate alla prigione e chiedete l’incontro con il condannato”.

Siamo andati alla prigione e c’era tanta gente; oltre ai sacerdoti c’erano degli avversari politici, condannati essi pure. Erano le 12 e ancora nessuno ci aveva chiamati. Alle 12.00 è venuto un carceriere che disse: “Chi non è stato chiamato, torni alle 16.00”. Noi stavamo per uscire quando un carceriere chiamò: “Chi era per E. Bossilkov?”. E noi siamo trinati indietro.

In una sala molto grande abbiamo veduto lo Zio con una catena alla mano e al piede, accompagnato da un poliziotto. Noi ci siamo messi a piangere. Ma il VEscovo ci disse: “Non piangete, perchè la Madonna non vi abbandonerà”.

Ciascuno suggerì di chiedere la grazia. Ma il Vescovo ci disse: “Non voglio chiedere la grazia, perchè sento che il Signore mi concede la grazia di prendere la morte come Egli me la manda! Non ho rinnegato nè la Santa Chiesa, nè il Santo Padre, nè don Galloni. Desidero che voi due [suor Gabriella e suor Cecilia] rimanete a Sofia, e domani portatemi due coperte, un po’ di frutta secca e un po’ di denaro”.

Il giorno dopo siamo andate e abbiamo portato ciò che era stato richiesto. Questo sino al 18 novembre. Il cestino che portavamo tornava indietro con una crocetta, che significava che era stato ricevuto.

Il 18 novembre hanno rimandato il cestino pieno. Abbiamo capito che qualcosa di nuovo era avvenuto. Siamo andate alla prigione. Hanno fatto entrare solo me come parente. Sono venute tre persone: un militare, un borghese e uno con una cartella. Mi hanno chiamato ed interrogato su cosa volevo. “Sono venuta a vedere che cosa è successo”.

Quello con la cartella ha estratto un foglio, dove era scritto: “Eugenio Lividjev Dobrev Bossilkov è stata eseguita la sentenza di morte l’11 novembre 1952”.

Io subito ho detto: “Ma questo non è mio zio!”.

Mi è stato risposto: “Ma noi diamo un nostro nome in carcere”.

“Potete darmi quel foglio”?

“No”!

“Potete darmi la carta d’identità”?

“No”!

“Datemi l’orologio e gli occhiali”.

“No”!

“E allora dov’è la sua tomba”?

“Che cosa vuole allora? Vada al cimitero”! (tanto per ingannarmi!)

Infine mi disse: “Vuole le sue vesti”?

“Sì”, risposi. Allora venne un poliziotto con un sacco dove erano le coperte, e me lo diede. Il mio pianto non pteva avere sosta! Come ricordo diedi una camicia ad una suora che veniva in occidente e non sapevo che sarebbe arrivata e consegnata prima ad un’altra suora e poi passata al padre Sofronov.

Era pieno di fede, grande fiducia nella Misericordia Divina, una grande devozione alla Madonna, grande carità verso tutti. Queste virtù le inculcava soprattutto alla gioventù. Uomo di grande speranza, come ha affermato prima di morire. Era molto amato e corrisposto per il suo zelo.

Pregava che il Signore gli desse la fortezza di superare tutte le prove a cui sarebbe andato incontro. Era fedelissimo alle regole della Congregazione dei Passionisti. Come Vescovo era zelantissimo. Non c’è stato mai alcun culto pubblico verso di lui, ma la gente lo ha sempre ritenuto un martire.

Dopo il 10 novembre 1989, in cui si è aperta un po’ la libertà in Bulgaria, la popolazione esprime il desiderio che sia introdotta la causa di beatificazione. Ci sono molte persone che affermano di raccomandarsi a lui e di ottenere quello che chiedono sia nel campo spirituale che in quello materiale.